mercoledì 11 novembre 2009

LETTERA APERTA DI UN MEDICO ONCOLOGO


si è appena conclusa la settimana per la ricerca sul cancro che hatrovato, come ogni anno, ampio spazio in radio, tv e giornali; per un caso certamente fortuito, tuttavia, proprio domenica sera è andata in onda su RAI 1, alle 23.30, un’inchiesta sugli oltre 50 siti particolarmente inquinati del nostro paese ed è apparso chiaro a tutti che vivere a contatto con grandi impianti che emettono diossine, metalli
pesanti, amianto, cancerogeni di ogni tipo, rappresenta un indiscutibile rischio per la salute dell’ambiente, degli animali, dell’uomo: in questi luoghi infatti l’incidenza di malformazioni alla nascita, aborti spontanei, cancro ed altre malattie è a livelli stratosferici. Le due notizie mi hanno fatto pensare: da un lato si continuano a fare iniziative volte alla “ricerca per il cancro ” lasciando intendere che prima o poi si arriverà alla soluzione del problema, magari con qualche
farmaco miracoloso, dall’altro lato non si fanno le necessarie bonifiche e tutt’al più si interviene abbattendo i capi di bestiame contaminati, si permette che le persone vivano in territori inzuppati di cancerogeni , in attesa forse che questi facciano il loro effetto, visto che - almeno per ora - non si abbattono le persone "inquinate"! Sono decenni che si raccolgono soldi, tanti soldi, per la ricerca sul
cancro: in U.S.A fino al 2005 sono stati investiti oltre 50 miliardi di dollari, ma, se da un lato diminuisce l’incidenza di alcuni tipi di tumore (specie quelli correlati al tabagismo, abitudine fortunatamente in diminuzione specie nei maschi), dall’altro ci si ammala sempre di più per tumori a prostata, testicolo, mammella, tiroide, linfomi , melanoma, pancreas, fegato… e via dicendo. Certo, per alcuni tipi di tumore, anche in stadi avanzati, qualche miglioramento nella sopravvivenza è stato
raggiunto: ma a che prezzo, sia in termini di effetti collaterali che economici? Un articolo recente ha valutato che a New York negli anni ’90 si poteva prolungare di 11,5 mesi la vita di un paziente affetto da tumore al costo di 500 $, nel 2004, per lo stesso tipo di cancro e nel medesimo stadio, erano disponibili cure in grado di prolungare la vita di 22,5 mesi al costo di 250.000 $. Davvero possiamo onestamente pensare di poter sostenere questi costi e soprattutto che così facendo si apra
un reale spiraglio nella guerra contro il cancro? Siamo in tanti fra “addetti” e “non addetti” ai lavori a ritenere che questo approccio sia perdente e vorremmo che si invertisse al più presto la rotta, o che, per lo meno, la ricerca di efficaci terapie fosse accompagnata da pari investimenti per la rimozione delle cause del cancro: in U.S.A. il National Cancer Institute investe meno del 3% per la reale prevenzione della malattia e l’America Cancer Society addirittura meno dello 0.1
%...Non oso immaginare quali siano le somme corrispondenti nel nostro paese.
Non si trascuri inoltre il fatto che un’altra, indispensabile azione, è quella di fornire ai cittadini informazioni scientificamente corrette, chiare, complete e dettagliate sui tanti agenti cancerogeni presenti nel nostro habitat e di conseguenza spingere sempre più i politici all’adozione di misure concrete di protezione della salute pubblica. Secondo un recentissimo rapporto dell’OMS nel 2030 il cancro sarà la prima causa di morte nel mondo e già oggi in Italia la probabilità di ricevere una diagnosi di cancro nell’arco della vita (da 0 a 84 anni)riguarda ormai il 50% di noi, quindi 1 su 2 sia fra i maschi che fra le femmine si ammalerà di questa malattia e sempre più saranno colpiti giovani, donne, bambini…
L’informazione che va per la maggiore circa le cause del cancro è quella
che ci si ammala di tumore a causa di scorretti stili di vita, di fattori ereditari e soprattutto a causa dell’invecchiamento: il risultato di questi messaggi è che oltre che ammalati ci si sente anche colpevolizzati e si avvalora l’idea che contrarre il cancro sia una cosa quasi ineluttabile, quasi che morire di vecchiaia fosse ormai diventata un’ utopia!
In realtà un’ampia ricerca condotta in 7 aree del mondo ha dimostrato che i fattori di rischio comunemente invocati danno ragione di non più del 40% dei casi di cancro: a cosa dobbiamo quindi imputare il restante 60%? Non sarà il caso di cominciare a guardarci intorno e chiederci che ruolo hanno pesticidi, diossine, nichel, cadmio, cromo, benzene, PCB…e gli altri numerosissimi veleni presenti ormai stabilmente nell’ambiente di vita e soprattutto in aria, acqua, cibo, sostanze che stanno minando
sempre più drammaticamente la salute nostra e soprattutto dei nostri bambini?


Sono un medico all’antica e sono sempre più convinta che il tipo di cancro da cui certamente - nel 100% dei casi - si guarisce è quello di cui NON ci si ammala e faccio una proposta: istituire la settimana della CIC “/Corretta Informazione Cancro/” dando spazio ai tanti medici, ricercatori, studiosi che anche nel nostro paese stanno portando avanti questi concetti e che si sono dati l’obiettivo prioritario di salvaguardare la Salute e rimanere SANI, non quello di “inseguire” le
malattie senza mai intervenire sulle loro cause.
Una informazione rigorosa, indipendente, scientificamente corretta è il primo strumento che si deve mettere in atto se davvero si vuole uscire dal pantano in cui anche l’Oncologia si dibatte.
Perché poi non si impiegano i soldi raccolti nella settimana appena
trascorsa per la bonifica dei siti inquinati nel nostro paese?

Patrizia Gentilini Medico Oncologo ed Ematologo.
Associazione Medici per l'Ambiente ISDE Italia

martedì 10 novembre 2009

IN UN SOLO GIORNO 200 NO AL PIANO ALTANON


(dal Corriere delle Alpi del 9/11/2009)
Tanti motivi per dire no al piano Altanon. Ieri mattina l’hanno fatto in duecento, firmando i moduli distribuiti dai comitati e dalle associazioni che si oppongono al nuovo complesso edilizio. Altre firme anche dai cittadini di via Folli che chiedono la correzione del piano di riassetto della viabilità.



ALTANON TANTI MOTIVI PER DIRE NO
Perché una città che punta sull’ambiente non ha bisogno di nuove colate di cemento. Perché si toglie ai cittadini l’ultimo spazio verde a ridosso del centro. Perché il progetto avrà ripercussioni negative sul mercato immobiliare e sugli equilibri del commercio. Tanti motivi per dire no al piano Altanon. Ieri mattina l’hanno fatto in duecento, firmando i moduli distribuiti dai comitati e dalle associazioni che si oppongono al nuovo complesso edilizio. Altre ventuno - ma alla fine saranno più di trenta - le hanno firmate i cittadini di via Folli, chiedendo che sia corretto il piano di riassetto della viabilità che porta un volume di traffico esagerato sotto le loro case. Non solo firme. Quelle sottoscritte ieri non sono richieste fini a se stesse ma osservazioni che il comune sarà chiamato a prendere in considerazione, una per una, prima di riportare in consiglio il piano di intervento dell’Altanon per l’adozione definitiva. Ecco perché il numero dei fogli compilati in questo caso diventa rilevante: per ogni osservazione sarà necessaria una risposta e il “carico” minaccia di rallentare l’attività della commissione urbanistica prima e del consiglio dopo, e di far slittare l’apertura del cantiere. Le richieste. Erano di sei tipi i modelli predisposti dal Wwf, da Italia Nostra, dal gruppo Facebook e dal comitato Pra’ Gras. Due improntati sul no al cemento definiscono «dannoso l’intervento perché nega l’aspetto turistico ambientale della città» e «presenta Feltre non come città da scoprire ma come luogo estremamente cementificato». Due dedicati agli effetti del progetto sul mercato immobiliare contestano il fatto che «a Feltre non si sente bisogno di nuove abitazioni, ma del recupero delle vecchie» e perché «si peggiora una situazione già stagnante per quel che riguarda il mercato immobiliare, con probabili ripercussioni negative per l’edilizia abitativa». Un’altra contesta il fatto che l’Altanon «sottrarrà ai feltrini l’ultimo spazio verde a ridosso della città vecchia, adatto non a nuovi appartamenti ma a centri di aggregazione culturale che diano ai giovani alternative per il tempo libero». L’ultima sottolinea un aspetto molto caro ai commercianti, ossia che l’apertura di nuovi centri commerciali «procurerà la quasi sicura scomparsa delle attività più piccole presenti in città, che non investiranno più guadagni in loco». Presidio in via Folli. Un gruppo di residenti si è riunito in strada, con i ragazzi del gruppo Facebook, per esaminare le carte del nuovo assetto della viabilità, che sposta sulla loro strada il traffico di ritorno, ossia quello che dalla stazione dovrà raggiungere le attività commerciali poste sul lato sinistro della strada. In ventuno hanno firmato l’osservazione che chiede una correzione del piano «evitando di intasare strade a carattere residenziale» e «ripensando la rotatoria di viale Monte Grappa». Altre osservazioni saranno raccolte in settimana. C’è tempo fino a venerdì.
..QUESTA SERA (MARTEDì 10/11) E' POSSIBILE FIRMARE LE OSSERVAZIONI AL PIANO ALTANON PRESSO LA SEDE DEL WWF (SOPRA AL CENTRO GIOVANI) DALLE ORE 20.30

sabato 7 novembre 2009

COMUNICATO DEL "COMITATO ACQUA BENE COMUNE"


La mobilitazione unitaria e l'impegno dei cittadini bellunesi determinano già alcuni risultati concreti in materia di acque. Nel Piano Tutela delle Acque approvato mercoledì dal Consiglio Regionale sono state inserite delle importanti integrazioni sollecitate dalle iniziative del Comitato Acqua Bene Comune. In incontri preliminarie e nell'apposita nostra audizione nella settima comissione abbiamo avanzato proposte fatte proprie da diversi consiglieri che hanno inteso assumerle in appositi emendamenti al Piano. In particolare si è ottenuto con il voto finale che vengano tolte dalle concessioni storiche irrigue le inesistenti disponibilità del Vajont e di Pontesei (159 milioni di mc/a), grave anomalia che una volta rimossa potrà ridare maggior equilibrio al bilancio idrico della Piave. Sono stati integrati poi nuovi riferimenti normativi per meglio definire il deflusso minimo vitale, per inibire estensive e generiche deroghe allo stesso, per strutturare un'adeguata rete di controlli e monitoraggi sulle derivazioni e sui rilasci, indicando più chiaramente nel fabbisogno idropotabile e nella conservazione degli ecosistemi fluviali le priorità che dovranno essere garantite rispetto ad ogni altro utilizzo. Tutti obiettivi questi indicati nella nostra petizione che hanno avuto un primo parziale riconoscimento formale e normativo e su cui vigileremo per una sostanziale e concreta attuazione ed applicazione.

Contestualmente a Roma, nella stessa giornata, il Senato ha votato a maggioranza (contrari udc, pd, idv) la conversione in legge del decreto legge 135 contenente l'art. 15 con il quale si procede speditamente verso la privatizzazione del servizio idrico.
Il testo approvato è:
* grave perchè impone nella gestione dell'acqua la presenza, per lo più maggioritaria, dei privati non solo nelle società miste o quotate in borsa ma anche per le gestioni di società interamente pubbliche (con questo decreto almeno il 40% dovrà essere in mano ai privati);
* è contradditorio perchè è stato anche approvato un emendamento dell'opposizione che rischia di essere la foglia di fico del controllo pubblico sui rischi d'impresa privati (socializzazione delle perdite, privatizzazione dei profitti..);
* è centralistico ed incostituzionale perchè espropria gli enti locali e le regioni di funzioni proprie e colloca indebitamente e definitivamente il servizio idrico tra i servizi a rilevanza economica soggetti alla competitività del mercato . Questa non era una scelta obbligata dall' Europa, come si è tentato di far credere (con un emendamento hanno tolto persino le farmacie comunali da questi obbighi...), ma è una decisione politica voluta e discrezionale che va assunta con piena responsabilità di chi la sostiene e con altrettanta trasparenza e determinazione di iniziative va respinta da chi non la condivide.

Chiediamo pertanto, in vista del prossimo passaggio del decreto alla Camera, ai parlamentari bellunesi di rendere pubblico e motivato il loro voto su questo provvedimento e ai Comuni di far sentire la propria voce in difesa dei diritti di cittadinanza e delle proprie prerogative di autogoverno territoriale, in sintonia con le migliaia di cittadini di questa provincia che si sono mobilitati per difendere il principio della tutela e della gestione pubblica solidale e partecipata dell'acqua.

lunedì 2 novembre 2009

NO INCENERITORE.. L'ALTERNATIVA C'è !!!


INTERESSANTE CONVEGNO IN TRENTINO SULLA QUESTIONE "INCENERITORE"

Partecipano alla serata in qualità di relatori:
Ernesto Burgio (Coordinatore scientifico di ISDE International Society of Doctors for Environment)
Massimo Cerani(Ingegnere, consulente per l’energia e l’ambiente per Comuni ed aziende private)
Giuseppe Miserotti(Presidente Ordine dei Medici di Piacenza)
Carla Poli(Amministratrice Centro Riciclo Vedelago (TV)
PER ULTERIORI NOTIZIE (cliccare qui)

.. E A PROPOSITO DI INCENERITORI (CHE RISCHIAMO DI VEDER MINACCIARE ANCHE LA NOSTRA PROVINCIA) CONSIGLIAMO LA VISIONE DI QUESTI VIDEO:

..dott. PATRIZIA GENTILINI (oncologa) "GLI INCENERITORI SONO UN PACCO" (clicca qui per vedere intervista"
..L'ALTERNATIVA ALL'INCENERITORE C'è .. INTERVISTA A C. POLI (centro Riciclo Vedelago) .. clicca qui per vedere intervista

NELLE POPOLAZIONI CHE VIVONO IN PROSSIMITA' DI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DEI RIFIUTI E' STATO RISCONTRATO UN AUMENTO DEI CASI DI CANCRO DAL 6 AL 23 per cento. LO DICE UNA RICERCA RESA PUBBLICA IL 3 APRILE 2008 DALL’ISTITUTO STATALE DI SOVEGLIANZA SANITARIA FRANCESE ... CHI SI ASSUME LA RESPONSABILITA' DI QUESTE MAGGIOR INCIDENZA DI TUMORI ?????

venerdì 30 ottobre 2009

TERRITORIO E AMBIENTE

OGGI SUL GAZZETTINO SI PARLA DEL DOCUMENTO DI CONFINDUSTRIA BELLUNO DOLOMITI IN CUI SI CITA TRA L'ALTRO.. "grande impegno a favore del territorio" .. "..partnership in campo ambientale.." (per leggere l'articolo cliccare qui)
CI VIENE SPONTANEO RICORDARE ALCUNI PROGETTI SOSTENUTI O PROPOSSI DA CONFINDUSTRIA BELLUNO DOLOMITI A FAVORE DI TERRITORIO E AMBIENTE...

..autostrada.. inceneritore.. centraline idroelettriche..

ampliamento e insediamento di fonderie.. resort e impianti di risalita.. ecc..ecc..ecc..

IL TUTTO IN NOME DELL'AMBIENTE, DELLO SVILUPPO, DELLA RIQUALIFICAZIONE DEL TERRITORIO..


e chi osa sollevare dubbi, fare domande è, ovviamente un nemico del progresso.. uno che fa "terrorismo psicologico".. ecc..ecc..ecc...

mercoledì 28 ottobre 2009

LETTERA AI SINDACI RELATIVA AL RISCHIO "PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA"


RIPORTIAMO DI SEGUITO LA LETTERA CHE E' STATA INVIATA A TUTTI I SINDACI BELLUNESI DAL "COMITATO ACQUA BENE COMUNE" Un' ulteriore iniziativa questa in alleanza e a difesa delle prerogative degli enti e delle comunità locali, per rivendicare il controllo e la gestione esclusivamente pubblica, solidale e partecipata del servizio idrico inteso, per il bene/diritto di cui tratta, servizio di interesse generale e non di rilevanza economica assoggettabile alle dinamiche del mercato.
COME COMITATO CI FAREMO CARICO DI DIFFONDERE QUESTA INIZIATIVA E DI INFORMARE I CITTADINI DEL GRAVE EPRICOLO CHE INCOMBE SU DI NOI...

Cortese Sindaco,
come Lei sa il 9 di settembre 2009 è stato approvato un Dl del Governo sugli obblighi comunitari dove , art 15 ( “ Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica”allegato) si definiscono, tra l’altro percorsi e scadenze vincolanti per la sostanziale privatizzazione/liberalizzazione anche del servizio idrico integrato, comprese le attuali gestioni in house di SpA a totale capitale pubblico quale quella operante nel nostro territorio (scadenza 31/12/2011).
Come cittadini ed associazioni che hanno da tempo segnalato questa progressiva deriva normativa in materia di servizi pubblici, di diritti essenziali dei cittadini, di competenze delle autonomie locali, segnaliamo, tra l’altro, all’attenzione di questa Amm. Comunale il profilo di dubbia legittimità del decreto in oggetto visto che:
• Viola i requisiti di necessità ed urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione;
• Viola il principio solidaristico e di eguaglianza di cui agli art. 2 e 3 Cost.
• Viola il principio autonomistico di autodeterminazione dei Comuni di cui agli art 5 e 18 Cost.
• Viola l’art. 117 comma 2 Cost. relativo al riparto di competenze tra Stato e Regioni.
• Viola l’art. 41 Cost. relativo al riconoscimento dell’attività economica pubblica.
• Viola l’art. 43 Cost. relativo alla centralità del ruolo dell’impresa pubblica nella gestione dei servizi pubblici essenziali.

Non corrisponde a verità affermare poi, come si è fatto, che è l’U.E. ad obbligare il governo alla liberalizzazione del servizio idrico integrato visto che il protocollo n. 26 del Trattato di Lisbona art. 1 e 2, riserva alle autorità nazionali, regionali e locali la facoltà di fornire, di commissionare ed organizzare servizi di interesse economico generale. Sulla base di questa norma gli Stati, o meglio i diversi livelli di governo e presumibilmente i Comuni in quanto più vicini ai cittadini, possono rivendicare il potere di identificare ed organizzare i servizi di interesse generale, individuandone principi, finalità e modelli gestionali coerenti con diritti fondamentali.
Con queste considerazioni di sintesi, nella fondata speranza che gli Enti Locali di questa provincia non intendono essere espropriati di competenze così rilevanti per le comunità locali, chiediamo un’immediata iniziativa di contestazione nel merito e nel metodo alla conversione in legge del decreto ed inoltriamo una proposta di deliberazione consiliare strutturata per garantire, anche alla luce di questi recenti iniziative legislative, nuovi scenari certi e trasparenti per una gestione pubblica, sostenibile e solidale del bene acqua.
Per quanto ci compete sarà anche nostra cura sostenere e valorizzare pubblicamente ogni utile e coerente determinazione nel merito da parte delle diverse Amm. Locali di questa provincia.
Ringraziando per l’attenzione, con l’auspicio che Lei possa estendere questa comunicazione anche ai capigruppo consiliari,
porgiamo cordialità,
Comitato bellunese Acqua Bene Comune - acqua.belluno@libero.it

sabato 24 ottobre 2009

ARIA.. SOLE .. ACQUA..



MENTRE SULLA PIANA DI FONZASO (ma anche sulla vallata feltrina).. TORNA A MANIFESTARSI "LA CAPPA".. FENOMENO CAUSATO DALL' INVERSIONE TERMICA.. CHE PALESA IN MANIERA MOLTO EVIDENTE IL RISTAGNARE AL SUOLO DI POLVERI E INQUINANTI (alla faccia di chi vi vuole insediare inceneritori, fonderie o frutteti/vigneti intensivi)...


A LENTIAI HA AVUTO UN OTTIMO SUCCESSO LA SERATA ORGANIZZATA DALL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE IN COLLABORAZIONE CON L'ASSOCIAZIONE "NOVASOSTENIBILE" PER FAR CONOSCERE I VANTAGGI DEL FOTOVOLTAICO E GLI OTTIMI RUSULTATI DEL GAS FOTOVOLTAICO (a cui ha collaborato anche il Comitato Prà Gras)

OGGI INVECE A BELLUNO RIUSCITISSIMA MANIFESTAZIONE "ACQUA BENE COMUNE" CON OLTRE MILLE PERSONE CHE HANNO SFILATO EPR LE VIE DELLA CITTA' PER DIRE CHE "L'ACQUA NON E' UNA MERCE".. "STOP ALLO SFRUTTAMENTO DEI FIUMI".. "NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA".. "L' ACQUA E' VITA"

PER SENTIRE INTERVISTA RELATIVA ALLA MANIFESTAZIONI E VEDERE ALTRE FOTO (cliccare qui)
PER LEGGERE GLI ARTICOLI DELLA STAMPA LOCALE (cliccare qui)

lunedì 19 ottobre 2009

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO "Coltivare Condividendo"


Un brindisi collettivo ha sancito la chiusura della seconda esperienza di banchetto organizzato e auto gestito dai produttori” presso la sagra dei Moroni di Seren del Grappa
Un brindisi all’ottima riuscita dell’iniziativa, ma anche alle molte idee e proposte per far proseguire questa esperienza.. e a chi ha consentito che tutto ciò si realizzasse cioè gli organizzatori della sagra serenese
Il “banchetto” in questione nasce dall’idea di una serie di produttori (alcuni dei quali hanno partecipato alle iniziative di “coltivare condividendo”) desiderosi di costruire spazi e momenti di condivisione di conoscenze, saperi ed esperienze.
Spazi nei quali proporre, direttamente ai “consumatori” i propri prodotti (e quindi ciò non è legato solo ai moroni), prodotti di varietà locali, coltivate con tecniche biologiche, a km. zero. Spazi in cui il produttore interagisce non solo col “consumatore” (agendo in prima persona e mettendoci la faccia) ma anche con gli altri produttori avviando così un percorso di condivisione, costruzione comune e presa di consapevolezza

Ovviamente questa esperienza è destinata a continuare, a coinvolgere altri realtà e singolarità, a trovare sempre nuove forme di espressione e concretizzazione. Molte le idee in cantiere dagli orti solidali a “vetrine su internet” dove ogni produttore propone i suoi prodotti (mettendoci la faccia) per poi stabilire un giorno e un luogo in cui trovarsi e procedere alle vendite. Ma anche serate informative su tecniche di coltivazione biologiche e biodinamiche, sull’ alimentazione e i “pericoli” (per l’ambiente e la salute) delle coltivazioni intensive (siano essi meleti o vigneti) con i loro 30-40 trattamenti chimici l’anno
Un percorso comune che è tutto da costruire e verrà costruito da chi intende percorrerlo e concretizzarlo senza che vi sia nessuno che lo voglia calare dall’alto o guidare e gestire

Un atteggiamento, uno spirito che ha da sempre contraddistinto l’ agire di “coltivare condividendo” (costruito da una miriade di realtà e singolarità bellunesi trentine e trevigiane) e che ha già ottenuto ottimi risultati grazie ad una serie di altre iniziative
Tra queste meritano una citazione la creazione di una “mostra di semi antichi” attraverso il recupero e la classificazione di una miriade di semi tipici della zona (e la loro distribuzione a chi ne fa richiesta in nome della biodiversità), l’essere riusciti a mettere in relazione piccoli e auto produttori (biologici) con vari Gruppi di Acquisto solidale. La partecipazione attiva alla costituzione di un GAS sul fotovoltaico che ha consentito ad altre 130 famiglie di installare un impianto ad un ottimo prezzo e salvaguardando appieno anche l’aspetto etico.
Potremmo poi parlare di altri progetti e idee legate a paesaggio, distretto del biologico, cementificazione, a moltissime persona che hanno avuto modo di incontrarsi, conoscersi, scambiarsi esperienze, contatti, idee.. relazionarsi.. persone che hanno condiviso..

Siamo consapevoli che c’è ancora molto da fare, soprattutto in questo territorio seriamente minacciato da troppi progetti impattanti e devastanti che favoriscono solo pochi a scapito di molti. Siamo certi che avremmo potuto fare molto di più e meglio.. ma anche che, nel nostro piccolo, coi nostri pochi mezzi e la nostra poca saccenza abbiamo avviato un qualcosa dal basso, di auto gestito e auto organizzato (non solo a parole) Un qualcosa che non ha nulla a che vedere con i proclami, le auto celebrazioni e i “filosofeggiamenti” ma è un qualcosa di molto concreto e pratico, di multi forme e diretto. Un qualcosa teso a coinvolgere altri produttori e cittadini. Che non ha certo ambizioni di trovare legittimazioni politiche, partitiche o istituzionali, di ambire a visibilità autoreferenziale Un qualcosa fatto dai cittadini per i cittadini

Un qualcosa che continuerà, che continua giorno dopo giorno ogni qual volta qualcuno che ha attraversato o costruito una parte di questo percorso parlerà dello stesso con qualcun altro, ne condividerà lo spirito

“coltivare condividendo” (per info: coltivarcondividendo@libero.it)